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Dopo qualche mese di silenzio e un meritato riposo estivo, ci siamo confrontati e abbiamo individuato il tema che vorremmo affrontare nella edizione 2014 di "Io domani, sguardi sul futuro". Di seguito troverete alcune riflessioni e spunti a nostro avviso interessanti, per costruire modelli didattici.
Vi terremo aggiornati sul percorso che da settembre ci vedrà impegnati sull'organizzazione della kermesse.
A presto, e buona lettura.

Emanuela Minardi, Andrea Pedna

LA CURA


Nella cura "lo sguardo non è un vedere oggetti ma un vedere destini"

E. Borgna


L'uomo è un essere strutturalmente relazionale: la relazione lo costituisce e lo fonda come individuo: è solo infatti nella relazione che ci è possibile nascere e crescere: il nostro stesso patrimonio genetico unico e irripetibile ci è dato grazie ad un incontro!
Questo ci suggerisce che il rapporto con l'altro e con l'alterità in generale (con le persone, la natura, il mondo degli oggetti) non è solo frutto di una scelta, ma la condizione stessa dell'esistenza.
Nella filosofia questa riflessione ricorre con accenti differenti: Heidegger parla di "Mit-sein", Husserl di "Noi" che precede la distinzione soggetto-oggetto, Buber parla di un " Io che si dice tale solo rispetto a un Tu", ma anche le filosofie orientali, come quella buddista o quella cinese, evidenziano come l'uomo sia inevitabilmente inserito in una trama sociale: egli può decidere come vivere le sue relazioni, non se viverle.

Nel rapporto con l'alterità posso avere un atteggiamento di dominio e di sopraffazione, oppure posso perdermi in essa, dimenticando me stesso. Questi atteggiamenti distruttivi rendono impossibile la relazione, che richiede sempre due poli dialettici e presuppone la dinamicità delle differenze.
Ecco allora che la cura si mostra come possibilità di stabilire di volta in volta la "giusta" vicinanza-lontananza: lontananza che evita l'annullamento di sè, vicinanza che permette la presenza reale  dell'altro nella mia vita.
Prendersi cura dell'altro traduce l'atteggiamento del farsi prossimo senza confondersi.
Il termine "cura" nel latino richiama l'idea della premura e quindi anche della responsabilità, intesa come compito di rispettare le diversità. La cura verso il mondo (gli altri uomini, gli altri esseri viventi, gli oggetti che mi circondano) non scaturisce dalla morale "di fare del bene", ma costituisce l'atteggiamento più autentico rispetto alla nostra stessa esistenza, che è costitutivamente un essere-con. E' l'atteggiamento etico  per eccellenza, dice Levinas, che precede ogni scelta.
Ma quali azioni quotidiane possono essere denominate con la parola "cura"? Tenere in ordine la propria stanza? Preoccuparsi dei poveri nel mondo? Partecipare alla vita politica della propria città? Aiutare un amico in difficoltà? Nutrire i propri figli? Curare il proprio aspetto? Potremmo fare esempi ad oltranza e questo aprirebbe dibattiti infiniti su quale è "la misura" di questo prendersi cura....Ogni società ogni cultura, ogni individuo ha le sue misure e le sue risposte...che fare?
Occorre innanzi tutto prendere consapevolezza di questa molteplicità di risposte: la vita è complessa e gli uomini diversi! Ma un atteggiamento di fondo è condiviso: per prendersi cura di qualcosa  bisogna vederla, per prendersi cura di qualcuno è necessario sapere che esiste: l'alterità che ci costituisce ha sempre un volto concreto.
Si apre così un'altra pista di riflessione che ha a che fare col guardare.
La parola "cura" contiene la radice indoeuropea "Ku-/kav-", che significa proprio osservare, come ad indicarci che la precondizione di ogni comportamento di cura è affinare lo sguardo, fare attenzione, ri-orientare il nostro occhio, che spesso si perde in un generico vedere o peggio in una abitudinaria cecità.
Affinare lo sguardo è faticoso, richiede esercizio e impegno, non è solo un guardare con gli occhi, ma anche un guardare col cuore; affinare lo sguardo è presa di consapevolezza, allenamento della sensibilità, ricerca costante dell'orizzonte al di là dei muri dell'indifferenza e della paura.
Affinare lo sguardo è anche intraprendere vie per la conoscenza di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse, come uomini e come singoli.
Julienne evidenzia come, per il pensiero cinese, il saggio è colui che non ha idee precostituite e proprio perchè la sua mente è libera sa ascoltare e guardare alle situazioni che la vita gli presenta, così da decidere  come prendersene cura e quale è  l'atteggiamento più congruente rispetto ad esse.
Perciò non vogliano riempire qui la parola cura di troppi significati. Piuttosto attraverso questi spunti vorremmo invitarvi a cercare insieme, attraverso gli strumenti della filosofia, dell'arte, della politica, attraverso soprattutto le esperienze di vita... perchè il cercare insieme è già un reciproco prendersi cura.

Emanuela Minardi, Andrea Pedna

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